Step IV

La comunicazione

Sezione I

Finora abbiamo osservato, percepito, analizzato e dedotto.
Queste fasi ti hanno permesso di comprendere cosa accade nel corpo quando si muove.
Ora è il momento di compiere un passo ulteriore e altrettanto decisivo:
imparare a comunicare ciò che abbiamo compreso.

Perché è proprio questo il punto centrale:

Una correzione può essere biomeccanicamente impeccabile, ma se non viene comunicata nel modo giusto… non genera apprendimento.

Nel lavoro motorio, ogni insegnante dispone di strumenti specifici: l’osservazione, il contatto visivo, la scelta degli esercizi, l’organizzazione degli spazi.
Ma ce n’è uno spesso sottovalutato e, allo stesso tempo, potentissimo:

La voce

La tua voce è uno strumento educativo, in grado di guidare, rassicurare, motivare, modulare l’attenzione, migliorare la qualità del gesto.

Come la usi, quando la usi e con quale tono la utilizzi determina la differenza tra:

  • correggere e frustrare,

  • spiegare e confondere,

  • guidare e sovraccaricare,

  • motivare e bloccare.

Comunicare efficientemente nell’ambito del movimento aiuta a creare un ponte tra ciò che tu vedi e ciò che l’allievo sente.
Ogni parola, ogni pausa, ogni enfasi può trasformarsi in un’informazione cinestetica utile… oppure in un ostacolo.

Nel prossimo passaggio vedremo come costruire messaggi efficaci, come dosare le parole e come adattare la comunicazione ai diversi profili motori.

Perché insegnare non è solo sapere cosa correggere,
ma soprattutto come farlo arrivare a chi abbiamo davanti.

La correzione

Correggere efficacemente implica stabilire una relazione efficace tra ciò che vedi e ciò che il tuo allievo è in grado di percepire, comprendere e trasformare in azione.

Ogni persona possiede un proprio modo di apprendere:

  • c’è chi ha bisogno di vedere (canale visivo),

  • chi apprende meglio ascoltando (canale uditivo),

  • e chi necessita di sentire il movimento nel corpo (canale cinestesico).

A questo si aggiungono il ritmo personale, il vissuto motorio, il livello di consapevolezza e la capacità di percepire le sensazioni interne.

Per questo motivo, una correzione funziona davvero solo se risuona nel modo in cui l’allievo percepisce il mondo.
Una stessa frase può illuminare un allievo… e lasciare completamente indifferente un altro.

Il compito dell’insegnante è quindi modulare il messaggio affinché diventi udibile, comprensibile e utilizzabile per quello specifico corpo.

Comunicare non è una mera correzione degli effetti

Hai imparato a distinguere cause ed effetti nel gesto motorio.
Ora è il momento di applicare lo stesso principio anche al modo in cui comunichi.

Molte volte, in palestra o sul campo, si corregge l’effetto:

Effetto:

“Appoggia bene il piede, non ruotarlo prima di partire.”

Ma l’effetto è solo la conseguenza visibile.
Se correggi solo l’effetto, l’allievo tenterà di imitarlo… senza aver compreso cosa lo genera davvero.

L’insegnamento efficace, invece, porta l’attenzione sulla causa, cioè sulla forza o sul comportamento motorio che produce quel risultato.

Causa:
“Non togliere il peso dalla gamba: se lo scarichi, il piede ruota prima di partire.”

In questo modo l’allievo non corregge “il piede”, ma la distribuzione del peso, che è ciò che realmente cambia il gesto.

Un altro esempio:

  • “Vai a destra.” → effetto, indica solo la direzione finale.

  • “Spingi a sinistra.” → causa, indica il movimento che genera lo spostamento.

La differenza è enorme:
correggere l’effetto produce imitazione,
correggere la causa produce comprensione e autonomia.

Una correzione è efficace, quindi, solo se stimola la consapevolezza, non se impone un modello. E’ quindi meglio evitare frasi risolutive come:

“Fai così, guardami!”

Perchè non è detto che il tuo alievo sappia cosa guardre! Integra anche con domande che guidino la sua attenzione verso ciò che deve sentire:

“Prova a fare come me, senti che … ”

ISpiegare  un movimento implica tradurre un’esperienza corporea in un linguaggio comprensibile.
Un bravo insegnante motorio dovrebbe creare percezioni, direzioni e consapevolezza.

“Ogni parola detta in modo consapevolmente indirizzato aiuta nel guidare l’attenzione dell’alievo e potrebbe diventare un importante strumento per la correzione .”

Ora prova a trasformare le seguenti correzioni tecniche in indicazioni comunicative:

  • “Hai troppo peso sulla punta del piede.”

  • “Stai alzando troppo la spalla.”

  • “Il passo è troppo corto.”

Scrivile di nuovo usando parole che stimolino la percezione, orientino l’attenzione o risveglino la curiosità di chi riceve la correzione.

Ad esempio, invece di correggere “l’errore cinematico-visivo”, prova a guidare la sensazione:

“Cosa succede se distribuisci meglio il peso anche sul tallone?; cosa fai per spostare il peso?”
“Senti che hai una spalla troppo alta? Quale muscolo puoi rilassare per abbassarla?.”
“Spingi di più il pavimento all’indietro.”

Prima di continuare con un esercizio pratico ti invito, se lo ritieni necessario, a prendere visione della mappa mentale sottostante.

Potrebbe aiutarti nella comprensione.

Ora tocca a te.

  • Trova una persona con cui esercitarti (amico, collega, familiare, bambino).

  • Osserva la sua camminata senza dire nulla.

  • Formula una prima correzione biomeccanica spontanea.

  • Scrivi l’effetto che hai visto (ciò che accade all’esterno).

  • Rifletti su quale causa interna potrebbe aver generato quell’effetto.

  • Prepara due correzioni:
    – una sull’effetto
    – una sulla causa

  • Falli provare entrambi i tipi di correzione.

  • Verifica:
    – Quale correzione ha funzionato meglio?
    – La persona ha percepito la differenza tra causa ed effetto?
    – Tu ti sei sentito più efficace nel comunicare?

The end

Grazie per aver dedicato il tuo tempo alla lettura di questo Modulo sulla camminata, speriamo che abbiano potuto arricchire le tue conoscenze nell’ambito della biomeccanica. Ti aspettiamo al prossimo… di corsa!