Step II
Biomeccanica
movimento non visibile VS movimento visibile
Sezione I
In questo secondo modulo, affronteremo un concetto teorico che incide in modo decisivo sulla pratica dell’insegnamento delle scienze motorie e che dovreste avere intuito svolgendo il MODULO I.
La distinzione tra ciò che si vede in un movimento (effetto-cinematica) e ciò che non si vede nello stesso movimento spesso azipone generativa (causa-dinamica).
Comprendere questa differenza permette all’insegnante di sapere dove porre l’attenzione durante l’osservazione del gesto e quindi di poterlo correggere in modo efficace, migliorando concretamente le capacità di analisi e correzione.
Visualizzare il movimento manifesto = vedere gli effetti.
L’imitazione o la ripetizione di una correzione, senza una reale comprensione del suo significato, non è ovviamente sufficiente per insegnare o correggere in modo efficace. È necessario saper leggere ciò che il corpo fa e, ma anche saper risalire alle cause che hanno prodotto quel movimento.
Ad esempio:
nella camminata, se ripensate al primo video del Modulo 1,
avevate osservato le cosce e/o le gambe e/o i piedi del nostro camminatore che si spostavano in avanti:
➡️ un effetto visibile, localizzato in questo caso nella catena anteriore.
Percepire il movimento = comprendere le cause
La sola osservazione esterna non basta: per comprendere davvero un gesto, è necessario sentire dall’interno le forze che lo generano.
Solo attraverso la consapevolezza corporea possiamo riconoscere ciò che attiva, sostiene e origina il movimento visibile.
Ad esempio:
nella camminata, se ripensate a quando avete posto attenzione per sentire il vostro corpo mentre camminavate:
avevate percepito l’attivazione dei muscoli della catena posteriore, come i glutei e quando avete aumentato l’inclinazione del terreno dove camminavate la sensazione è divenuta più marcata:
➡️ una causa, localizzata, in questo caso nella catena posteriore.
Ricordate la differenza tra vedere il movimento della camminata e sentire il movimento della camminata?
Ciò che vediamo è il movimento visibile, spesso, l’effetto. Ciò che sentiamo non è necessariamente visibile, spesso è la causa.
Rispondi alle domande e mettiti alla prova!
Proviamo a mettere in pratica ciò che abbiamo appena compreso.
Quale tra questi muscoli è attivo ma non visibile con la sola vista nel movimento della camminata (motore)?
- Quadricipite e accessori
- Gemelli e accessori
- Gluteo e accessori
- Femorale e accessori
Ora non avere fretta.
Prendi carta e matita e prova a rappresentare graficamente il movimento, ragionando su quale effetto genera la contrazione di ciascun muscolo.
Sapresti descrivere che movimento effetto genera, semplificando, la contrazione di ognuno dei muscoli citati?
- Si
- No
- Si ma non sono sicuro
Bene, proviamo ora a rispondere a questa domanda insieme
Il primo muscolo citato, il quadricipite femorale, è un estensore del ginocchio e permette “l’ allontanamento” della gamba dalla coscia (raddrizza la gamba). Nel contesto della camminata, questa estensione è visibile nella fase terminale dell’oscillazione: prepara l’appoggio, ma non è la causa del passo. Rappresenta piuttosto un effetto visibile che conclude il ciclo dell’arto in volo.
Passiamo ora al secondo muscolo: il gastrocnemio. I gastroclemi sono muscoli situati nella gamba e hanno la funzione di flessione plantare della caviglia, cioè alzano il tallone spingendo il piede verso il basso. Anche in questo caso si tratta di muscoli effetto: sono visibili, ma non sono i motori principali dell’azione.
Analizziamo ora il terzo muscolo: il gluteo massimo. Il gluteo è un estensore dell’anca, quindi spinge la coscia indietro rispetto al bacino. È attivo all’inizio della fase di appoggio, ma la sua attivazione non è immediatamente visibile, anche se è fondamentale per l’avvio del gesto. Può essere considerato, a tutti gli effetti, uno dei muscoli causa, un motore.
Infine, i muscoli ischiocrurali. Questi muscoli flettono il ginocchio ed estendono l’anca: sono attivi durante la fase di richiamo dell’arto e permettono anche di non iperestendere il ginocchio nella fase iniziale del richiamo propulsivo. La loro contrazione non è direttamente visibile, ma è ovviamente fondamentale; anche in questo caso possiamo quindi considerarli muscoli motori, non visibili ma attivi nel generare il movimento.
Se hai capito quanto abbiamo appena considerato sei a un ottimo punto della tua formazione! Bravo!
A breve visualizzerai due video.
Ti invito, quando sarai pronto, a prenderne visione con attenzione, concentrandoti sull’osservazione.
Questo passaggio è centrale!
Nella pratica motoria ciò che si vede è una parte di ciò che accade, un effetto. Spesso ciò che davvero genera il movimento, la causa, va percepita, dedotta o conosciuta attraverso i sensi interocettivi e studiata , non può essere “vista”.
Questo ha due conseguenze didattiche dirette:
- Non possiamo insegnare un gesto solo attraverso l’imitazione poichè il nostro apprendista/studente imiterà ciò che vede, e non può attraberso quel canale aceedere alle cause, quindi, insegnare su base visivo-imitativa è corretto ma non sufficiente, anche a livello di correzioni.
- Correggere solo ciò che appare visibile, rischia di agire solo sull’output e non sull’origine. Per correggere adeguatamente e ottenere cambiamenti sensibili, è utile possedere questa doppia capacità di analisi.
Quando hai guardato il video, hai visto la parte anteriore attivarsi ?
Quando hai sentito il tuo corpo, hai percepito l’attivazione posteriore?
Per essere un buon insegnate, conosci entrambi, collegali e correggi adeguatamente.
Abbiamo visto come, nella camminata, alcuni muscoli siano visibili nel loro effetto, mentre altri, pur essendo motori, agiscono senza essere direttamente osservabili.
Questa distinzione tra cause e effetti ci permette di comprendere meglio l’organizzazione del gesto motorio.
Tuttavia, è importante ricordare che i muscoli non agiscono mai da soli, ma lavorano in sinergia, collaborando per generare, sostenere e completare il movimento.
Ed è proprio qui che spesso nascono errori interpretativi: ciò che vediamo (l’effetto) può portarci a descrizioni semplificate, che non riflettono pienamente ciò che accade nel corpo.
Esempio pratico:
Quante volte avete sentito dire:
“Sbilancianti in avanti per partire!”
Siamo davvero sicuri che sia lo sbilanciamento la causa del passo?
Lo sblanciamento potrebbe essere una conseguenza, un effetto visibile dovuto ad altre attivazioni-cause, come quelle della catena posteriore e del gluteo?
Prova a riflettere:
-
Cosa senti nel tuo corpo quando ti “sbilanci”?
-
È sufficiente per generare un passo, o c’è qualcosa di più profondo che lo avvia?
Un buon modo per rispondere a queste riflessioni è sperimentare
Alzati e prova a sbilanciarti in avanti volontariamente, come se dovessi iniziare a camminare, ma senza muovere volontariamente gli arti inferiori e senza attivare le catene studiate.
Prova tutte le volte che necessiti e solo quando pensi di avere capito puoi prendere visione del video che segue.
Ricorda:
Vedere = cogliere l’effetto.
Sentire = comprendere la causa.
Solo unendo le due dimensioni si può insegnare, correggere e comprendere davvero il movimento umano.
Ripassa con questo Pod-Cast
Spero possa aiutarti nella comprensione.